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London. Sir Tom Baker Suits (English Vers.)

gennaio 4, 2017
sir tom baker

I think this is going to be the hardest article I have ever edited. I have always dreamed of talking about fashion, luxury, design, meaningful and substantial topics, but I didn’t think it would have happened on my personal blog. During the second year of my Masters degree in the city of Siena, I met professor Victoria Baker, who tutored me throughout the English course. She was a beautiful woman with long hair and blue eyes and also a great person inside. This “lady”- and by this I mean a high class woman, full of knowledge, culture, elegance and humility – told me that her brother is the famous and well-known London fashion designer Tom Baker. Since I have been fascinated by the beautiful way she talked to me about him and by the way she heartily praised his work, I meant to write an article about him. Not only I would like to describe the designer from my point of view, from what I see when I look at his creations , but also from his sister’s point of view, from the way she enjoys life with him and the way she supports him. First of all, I would like to specify that every type of mass media has talked about him hundreds of times. With regards to the press, in his official website it’s easy to notice the long list of the most important articles in the most well-known high-brow magazines. So I decided to talk about Sir Tom Baker in a kind of atypical way. That is to say, about the fashion designer but, most of all, about Victoria’s brother and the man himself. It was my teacher herself who convinced me to do it: when I proposed my idea to her I did not think it would be successful, but, unexpectedly, she instead surprised me with her joy and approval. She was enthusiastic and thankful. So, now, in this article I will talk about Sir Tom Baker the designer. Later in my next article, coming soon, I will talk about Sir Tom as Victoria’s brother.

Sir Tom Baker Fashion Designer

sir_tom_baker_001Fall/ Winter 2016-2017 and Spring/Summer 2017 collections: gold, leather, sequins, velvet, feathers, denim, loud and dark colors, shiny black, tight waist, pointed shoes, skulls, top hat, fringe, spotted patterns, rock, exuberance, folly, hazard. Perfection, mastery, high fashion, elegance.sir_tom_baker_004

London. From the Saville Row school – renamed “Saville Rogue” by the designer himself- to the unique, personal style, recognisable from the first moment and available from his shop in Soho. A designer who personally follows the whole dressmaking process: from the measuring of the custumer to the draft, to the first tacking, to finalising the piece. A balanced harmony moving from hazards and classical details. Never excessive, never tacky, never inappropriate or in bad taste. Supporter of the unique piece, of the custom-made accessible to few people, and understandable just by a limited niche. He clothes the man who wants to be daring even while maintaining an aesthetic balance. He clothes the man who wants to go unobserved, but, most of all, who is not afraid to be noticed and judged. He clothes who has the courage to show himself and knows that is often misunderstood.

He has been clothing the greatest personalities of the rock music scenery, such as Robert Plant (Led Zeppelin), The Prodigy, Glen Matlock (Sex Pistols), Roger Taylor (Queen) and important representatives of the English and the worldwide nobility. A personality full of contrast that affects his collections; a man who is, in my opinion, elegantly and wisely rock.sir_tom_baker_024

sir_tom_baker_018“… the meaning of style is […]: “the key is a combination of personality mixed with compatible dress sense”. […] A finely cut suit will guarantee this feeling for the wearer when combined with great footwear, an elegant shirt and tie and some fine accessories as well as a good attitude. To spend a long time dressing up however is dangerous, as is seeking reassurances for the way you look! It is best to not obsess!..

(all photos and quotes are taken from official site
tombakerlondon.com and from Instagram @SirTomBaker)

(English Trad. Daniela Caridà)

LifeStyle

London. Sir Tom Baker Suits

dicembre 29, 2016
sir tom baker

Credo che quello che andrò a scrivere di seguito sarà l’articolo più difficile che abbia redatto. Ho da sempre sognato di parlare di moda, di lusso, di design, di argomenti importanti e densi, ma non pensavo – sinceramente – che mai sarebbe accaduto nel mio blog.. Durante il secondo anno della Specialistica a Siena, ho conosciuto la professoressa Victoria Baker, che mi avrebbe seguito nel corso d’inglese B2. Una bellissima donna dai capelli lunghi e gli occhi azzurri e una bellissima persona anche dentro.
Questa “Signora” – e con ciò intendo dire donna di altissimo livello, dotata di grandissima conoscenza, cultura, eleganza, e umiltà – mi ha raccontato che suo fratello è il famoso e rinomato stilista londinese Sir Tom Baker. Ora, siccome sono rimasta affascinata dalla bellezza con cui mi parlava di lui e di come lodava col cuore il lavoro di suo fratello, ho pensato di scrivere un articolo proprio a riguardo. Da un lato mi piacerebbe descrivervi lo stilista dal mio punto di vista, da ciò che vedo quando guardo le sue creazioni; e dall’altro da come invece lo vede sua sorella, Victoria, da come lo vive e da come lo sostiene.

Innanzi tutto, vorrei precisare che di lui hanno parlato migliaia e migliaia di volte media di ogni tipo. Ad esempio, per quanto riguarda la “stampa”, nel suo sito ufficiale, si può facilmente notare la generosa lista degli articoli più importanti nei giornali in assoluto più rinomati e conosciuti per l’elevato livello.. Così, io ho deciso di trattare di Sir Tom Baker in un modo ‘atipico’ per così dire, ossia dello stilista, ma soprattutto di Tom fratello di Victoria e uomo; sì perché, a dire il vero, mi ha convinto indirettamente proprio la mia professoressa a farlo: quando le proposi l’idea pensavo di non avere gran successo e invece, inaspettatamente, mi ha sorpreso e convinto con la sua contentezza e la sua approvazione! Ne era entusiasta e molto grata!
Dunque, per il momento, in questo articolo iniziamo a parlare di Sir Tom Baker Stilista. Successivamente, nel prossimo articolo che uscirà tra non molto, parlerò di Sir Tom Baker fratello di Victoria.

Sir Tom Baker Stilista

sir_tom_baker_001Collezioni Autunno/Inverno 2016-2017 e Primavera/Estate 2017: oro, pelle, paillettes, velluti, piume, jeans, colori sgargianti e scuri, nero lucido, vita stretta, scarpe a punta, teschi, cilindri, frange, fantasie leopardate. Rock, esuberanza, follia, azzardo. Perfezione, padronanza, alta sartoria, eleganza.sir_tom_baker_004

Londra. Sir Tom Baker. Dalla ‘scuola’ della Savile Row – rinominata “Savile Rogue” dallo stilista -, allo stile unico, personale, riconoscibile dal primo momento, e fruibile nel suo store a Soho. Uno stilista che segue in prima persona l’intero processo della sartoria: dalla misura del cliente, alla bozza, alla prima imbastitura, all’ultimazione dell’abito. Un’armonia calibrata mossa tra azzardi e dettagli classici. Mai esagerato, mai kitsch, mai inopportuno o di cattivo gusto. Fautore e sostenitore del pezzo unico, del ‘su misura’ accessibile a pochi, e comprensibile da una nicchia ristretta. Veste l’uomo che vuole osare rimanendo però nell’equilibrio estetico. Veste chi vuole passare inosservato, ma soprattutto chi non ha paura di essere notato e giudicato. Veste chi ha coraggio di mostrarsi e chi sa che frequentemente non viene compreso, anzi capito. Ha vestito e veste i più grandi del rock, come Robert Plant (Led Zeppelin), The Prodigy, Glen Matlock (Sex Pistols), Roger Taylor (Queen) e importanti esponenti della nobiltà inglese e di tutto il mondo. Una personalità colma di contrasti che si riflette poi nelle sue creazioni; un uomo, a mio parere, ‘elegantemente e sapientemente rock’.

sir_tom_baker_018“… the meaning of style is […]: “the key is a combination of personality mixed with compatible dress sense”. […] A finely cut suit will guarantee this feeling for the wearer when combined with great footwear, an elegant shirt and tie and some fine accessories as well as a good attitude. To spend a long time dressing up however is dangerous, as is seeking reassurances for the way you look! It is best to not obsess!..

(tutte le immagini e le citazioni sono state prese dal sito ufficiale: tombakerlondon.com e dal profilo Instagram @SirTomBaker)

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2nd Chapter Deco: I dettagli. Gli stili. La mise en place dell’evento

agosto 9, 2016
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In questo 2nd Chapter andrò a parlare dei dettagli del nostro evento: bomboniere, decorazione, arredo, scelta di stili, temi, colori, stoffe, apparecchiatura, materiali…

La prima immagine che mi viene di getto in mente adesso, mentre sto scrivendo: colori caldi – come rosso sangue, bordeaux, magenta, corallo, rosa Shiapparelli, vinaccia, ciano – e stoffe pregiate ed eleganti, come velluti, arazzi, drappeggi sovrapposti e sontuosi, in pieno stile banchetto romano; abbiniamoci poi argenteria, cristalli, dipinti, masterpiece che riprendono il famoso dipinto “Canestra di frutta” del Caravaggio, frutta sparsa sui tavoli, pietanze su grandi vassoi, porcellane pregiate, dettagli in oro, o decori antichi fatti a mano (la foto che ho inserito come esempio a sinistra è stata presa dal sito Kairos Events- Wedding Inspirationcollage-per-blog1).

Poi, altra immagine: seguire un contrasto moderno e ‘baroccheggiante’: si potrebbero noleggiare dettagli dal design unico come sedie Ghost, lampade Kartell Bourgie, piantane come l’ Arco dei fratelli Castiglioni, punti ritrovo con tavoli moderni in stile Cattelan e Sicis, poltrone Proust, illuminazione da tavolo Artemide a led, e ai lati o alternati, tavoli da lavoro originali, madie restaurate, credenze in stile country, sedute impunturate e classiche, divani stile Arketipo dai colori accesi – alternando tinte unite e profonde ad altre stampate e floreggianti -.moderno Ciò sarebbe bellissimo se si è scelta come location una villa medicea con stucchi e decori ai muri ad esempio, o una voliera o una dependance di un castello in stile scozzese immerso nel verde, oppure in una bellissima masseria pugliese candida e grezza (la foto inserita a destra è stata presa dal sito Moniare.com).

location-boho-chicE ancora, se scegliamo lo stile boho chic, allora prediligiamo chiese sconsacrate, luoghi aperti, prati e piante secolari sotto cui rilassarci e divertirci in compagnia: come sedute sedie spaiate, restaurate, colorate, o bianche e beige, di ferro, panche di legno, presse di fieno, pouf, grandi cuscini, altalene, amache. Per quanto concerne i colori poi possiamo o seguire uno stile gipsy, quindi righe, fiori, pois, fantasie presenti e accese, dettagli arabeggianti, richiami orientali, mis en place in varie zone strategiche, per un evento in movimento, giovanile e divertente. Altrimenti se vogliamo portare avanti fino in fondo lo stile boho chic, allora dobbiamo spostarci su un country chic, bohemien, con richiami vintage Anni 20, dove regna un ambiente in pieno stile Grande Gatsby, rimanendo sui colori tenui e naturali, come le varie sfumature di bianco, beige, lino, canapa, iuta, nuances fredde e chiare di marroni, cuoio, cioccolato, whisky, sontuoso e glam (la foto a destra è stata presa dal sito Rm-style.com, mentre quella a sinistra dal sito dcomedonna.com).sposa-boho-chic-34

Oppure, se siamo in zone costiere, naturalmente dovremmo rispettare lo stile marino blu e bianco, azzurro e acquamarina, ciottoli, legnetti bianchi, sabbia, sassolini, conchiglie, stelle marine, fiori e decori sulle sfumature dei colori del mare (la foto inserita a sinistra è stata presa da un mio articolo: A tavola!).

Altrimenti se si tratta ad esempio di un matrimonio, o di un compleanno, o di un vernissage, o di una presentazione sui generis, in stile rock punk, allora potrebbero regnare colori scuri, come nero, rosso vermiglio, anemoni viola, drappi a rete – che riprendono i collant -, cilindri, piatti moderni e chic, magari geometrici e lineari, posate scure e opache, centinaia di candele sparse d’ovunque, melagrane sparse sui tavoli, candelabri pesanti dove regnano colature di cera, farfalle e peonie bordeaux (la foto inserita a destra è stata  presa dal sito InsiemeOnline.it-Un Matrimonio in stile rock).

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Infine, ma solo per il momento, mi viene in mente un evento green, ecosolidale. Così penso a cesti di vari generi, forme e dimensioni contenenti piante aromatiche, fiori di campo, margherite, spighe di grano, pannocchie, rami di cotone; poi candelabri torniti antichi, grezzi, tante e diverse candele, possibilmente rimanendo sui colori naturali; si addicono poi perfettamente gli stili boho chic, bucolico e vintage; aggiungiamo stoffe pregiate e antiche, come pizzi, ricami della nonna, merletti, uncinetti, pizzo chiacchierino, lini grezzi, girasoli, lanterne, voliere, antiche stoviglie tutte diverse, materiali a contrasto, cuscini per terra,

matrimonio_ecologico_greeno su vecchi carretti, balle in iuta che ricoprono vasi con piante di agrumi, o che contengono frutta qualora vengano posizionati su una lunga e imponente tavolata imperiale all’ombra di una quercia o di un salice piangente secolari (la foto inserita è stata presa dal sito emozioniestranieventi.com).

 

LifeStyle Music

SkyBlue. The Answer.

giugno 3, 2016

“Take another breath, and start believin’..there’s something strange in this life. Pat!”

Oggi tratto di musica, o meglio cercherò di descrivere una band a modo mio, basandomi sulle mie impressioni, dal momento che non potrei farlo a un livello specifico, non essendo – come ho sempre sostenuto –  un’esperta a riguardo; Ho sempre ritenuto però, che per godere della musica e per far sì che questa ci arrivi, non serve per forza un orecchio assoluto, perfetto e una conoscenza mirata… Quindi, in questo post tratterò ancora una volta della musica che io ascolto, che io vivo e lo farò come sempre, con tutta modestia e semplicità.

SkyBlue è il nome di una band che nasce alcuni anni fa a Pistoia con un progetto ambizioso e complesso: quello di fare spettacolo, di rimanere coerenti a un concept e di creare qualcosa di raro, di difficile da ritrovare. Non riesco sinceramente a parlare di loro restando ancorata a un genere musicale preciso e definito. Posso semplicemente ripetere quelli proposti nel loro profilo Facebook, ossia prog rock, experimental rock, new wave ed electronic.. però questo solo per dare un’idea generica… perché poi nella realtà, nei concerti, si può ascoltare una musica molto più che sperimentale. Si può ascoltare una musica unica nel suo genere e si può vivere un’esperienza sensoriale pressoché completa.
Mi spiego meglio descrivendoli un po’: su Facebook, come città natale hanno scritto “Moon”; a un loro concerto lo spettatore si trova davanti cinque musicisti folli, casinisti e ‘attori’ – ognuno è, per così dire, ‘particolare’ e ‘diverso’ dagli altri (ognuno, artista a modo suo, ognuno nel proprio ruolo), poi.. continuando, ci sono delle proiezioni digitali, astratte, colorate, luminose, azzardate, barocche, alle loro spalle; e ancora, un cantante che dire eclettico è dire poco!E così, alla fine, ci si ritrova ad ascoltare sette, otto, undici canzoni – di una media di circa cinque minuti l’una – senza nemmeno rendersene conto! E questo per quale motivo e come? Semplicemente perché loro sono e fanno uno spettacolo, sono e fanno Arte. Attraverso i brani vieni coinvolto e catapultato nel loro concept: lo spazio, le astronavi, gli alieni, il cosmo, l’ultraterreno. E tu sei giù dal palco sì, ma fanno in modo che te ne dimentichi, così da portarti con sé nel loro viaggio.

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A questo punto, mi piacerebbe descrivervi i “miei ragazzoni”: il cantante, Patrizio (Pat), che cambia mille abiti, personaggi, ruoli durante lo spettacolo in modo praticamente istrionico  e porta avanti, tramite i suoi mille volti e le canzoni, un percorso, una storia : un contatto alieno, poi un distaccamento dalla Terra e poi un viaggio interstellare – ecco lui incarna precisamente, per eccellenza, la figura dell’artista senza regole e punti fermi -. Il tastierista, Federico, che riesce a scrivere musica così come le persone normali – tipo me – scrivono una mail, tanta è la sua semplicità e facilità nel farlo e poi scrive i testi con una fantasia e un’eleganza imbarazzanti ed è una delle persone più complete e competenti -al livello musicale -, e complesse, profonde, intricate e difficili  – naturalmente positivamente parlando – dal punto di vista personale, che io conosca. Il chitarrista, Massimo, che arrangia, riadatta, crea dei pezzi musicali, o degli assoli – come per esempio quello della loro cover di Comfortaby Numb o di Purple Rain – in modo impeccabile.. che stile mentre sta suonando ti giri e vedi le persone accanto a te che sono a bocca aperta, quasi incapaci di capire se stanno ascoltando lui o se per un attimo sono ritornanti indietro nel tempo e si stanno godendo dal vivo i grandi della musica; e poi cambia chitarre, stacca e attacca jack, preme pedali e non so che cos’altro, dal momento che ogni volta ne aggiunge una, – a volte durante le prove fa la stessa cosa ed è così maldestro e buffo che mi fa sempre ridere tanto e di cuore – tutto nello stesso momento, che quasi fai fatica a seguirlo da quanto è veloce, e scattante.. ecco lui è un ingegnere, un musicista, un folle, un giullare, un maestro in arte marziali, un viaggiatore e tutti allo stesso tempo – e questo se lo porta dietro pure una volta salito sul palco -.Poi c’è il batterista, Lorenzo. Ecco lui è un gigante dal cuore buono.. un musicista che vuole rimanerPate ancorato, fermamente, ai classici e ai vecchi grandi della musica; poi magari gli altri del gruppo lo convincono man mano, volta volta, e lo fanno emigrare nel mondo dell’elettronica, ma come gli porgi due bacchette e gli metti a disposizione una batteria, be’ lui ritorna immediatamente al suono acustico, caldo, battente, squillante, fatto dall’uomo. Infine – ma non per importanza dal momento che lo vivo quotidianamente con amore, e anche follia forse 😉 – il bassista, Riccardo. Di lui avevo parlato precedentemente nel post che trattava degli Outpost Of Progress, ma in questa sede posso aggiungere che oltre ad essere un musicista poliedrico, apporta alla band quel tocco che rifinisce elegantemente il tutto; durante l’esibizione lo vedi che vive la musica, la segue, si muove senza rendersene conto e poi magari a un certo punto lo vedi che si volta di spalle e quando si rigira alle dita ha due funk fingers come Tony Levin e la gente sorpresa inizia prima a far foto e poi quando hanno finito il loro spettacolo lo raggiungono dietro le quinte e per esempio a lui vanno a chiedere su come le abbia fatte, come faccia a suonarci, quando ha imparato e a volte dei ragazzi se ne vanno dicendo che anche loro vorrebbero presto iniziare a imparare a suonarci; e a volte lui c’è ma fa sì che non si noti, in quanto crede fermamente che la cosa più importante sul palco sia la Band, non il singolo.

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Ora, una volta descritti questi ‘Personaggi’, che personalmente adoro ognuno per un motivo diverso, – ho trovato degli amici sin dal primo momento che li ho conosciuti, che mi rispettano e danno importanza -, posso solo aggiungere che oltre a fare bella musica – senza elencare i nomi, posso dire in generale che sono stati pluripremiati a vari concorsi, vincitori di importanti contest, finalisti di altri, hanno suonato su palchi e locali italiani prestigiosi e adesso stanno lavorando per il loro primo Album -, ciò diventerebbe ridondante e scontato, fanno sentire gli spettatori a loro agio, li sanno coinvolgere rimanendo nel loro ruolo/personaggio e sanno far cambiare idea sul proprio conto e sulle proprie capacità, a partire dai produttori, per arrivare alle persone che non hanno creduto in loro, e a coloro che sono stati portavoce di ripetuti NO.
Concludo facendo loro un augurio speciale ben preciso – che sicuramente conoscendomi per come sono fatta, già sanno e sin da subito si possono immaginare di che cosa stia parlando – e termino dicendo ai miei lettori di provare ad ascoltare i loro pezzi, in quanto non si tratta di sola musica.. con loro si possono cercare e trovare delle RISPOSTE alle proprie DOMANDE.
Se vi ho incuriosito, date una sbirciatina al loro sito www.skyblue.it, o cercateli sui principali social network!

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