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The Outpost of Progress & their “Pariah”

marzo 21, 2019

Pariah

noun [ C ]

UK  /pəˈraɪ.ə/ US  /pəˈraɪ.ə/

person who is not accepted by a social groupespecially because he or she is not liked,respected, or trusted

(Cambridge Dictionary)

Salve a tutti! Come state?
Oggi voglio tornare a scrivere del duo Outpost of Progress. Sì, vi vorrei parlare di loro perché sono molto orgogliosa – e non solo perché ho l’onore di condividere la mia vita con uno dei due – del nuovo traguardo che hanno raggiunto. Questa volta si sono superati e hanno dato vita, e forma, a uno dei progetti più belli che io avessi potuto immaginare capaci di fare; in più ho avuto l’onore di poterlo vivere sin dal suo nascere, di poter dare una modestissima mano e infine di poterlo vedere realizzato, e valorizzato, al meglio.pariah
Hanno dato vita all’ album “Pariah”, che grazie a una famosa etichetta russa, la ScentAir Records, si è potuto concretizzare per la prima volta fisicamente, e per di più in una limited edition. Non si può quindi acquistare solamente online facendone il download digitale – come per gli altri album passati -, ma anche, e soprattutto, questa volta si può comprare la versione fisica. Un cd vero, con tanto di booklet, testi per esteso, ringraziamenti e dediche. La copertina è stata fisicamente e appositamente disegnata dal famoso fumettista-scenografo italiano Alessandro Valdrighi – ha ideato il leone 3d dello spot dell’ Euronics, tanto per fare un esempio -, e il resto del compito lo ha fatto egregiamente la musica stessa delle tracce contenute.
Sì perché sono state proprio loro, ognuna dotata di vita e storia proprie, a guidare il resto della realizzazione. Hanno delineato e ‘dettato’ i colori, le nuances, i font, gli spazi, le immagini, le parole, le proporzioni. Si tratta di un album che ha il sapore di vero, di concreto, di reale. La loro musica racconta una storia, le tracce sono come capitoli e alla fine se ne riesce a capire l’insieme.
Gli Outpost sono lì, in quel cd, e sono loro. Appena inizi ad ascoltarlo, sai che potrebbe essere nessun altro. Una voce che solo Max può avere. Delle sonorità che solo Riccardo sa scegliere e valorizzare. E tutto insieme ricrea, pezzettino dopo pezzettino, gli Outpost of Progress.
E’ un album infinito – si tratta di 16 tracce -, come è stato infinito il lavoro che è servito per terminarlo. Pensate che solo per realizzare il teaser richiesto per YouTube – necessario per presentare e far capire il contenuto -, ci sono state molte difficoltà su quali parti di ogni singola traccia inserire, avendo a disposizione solo 5 minuti 😀
Bene, detto ciò, non mi rimane che provare, con infinita umiltà, a introdurvi il loro “Pariah”.
L’album apre con un Intro, che sa di vintage e di romanticismo, poi si passa all’amore amaro e introspettivo di PostModern Love, alla mistica The Science of the Soul, alla battente e nera On the Heights of Despair – e qui inoltre entra in gioco la mia vocina nell’album 😀 quindi direi ottima posizione 😀 -, alla favolosa cover dei Depeche Mode della canzone No More – presente nell’ ultimo album Spirit, arrangiata da Riccardo e resa densa e barocca, e da Max lenta e ammiccante – ormai quando me la canticchio non riesco più a ricordare la versione originale, talmente mi hanno affascinato la cadenza e la ritmica di quella di Max -, a Into Our Dreams, confortevole e rassicurante, a Quicksand, coinvolgente e dal ritmo inebriante, alla mia adorata In the Swim – qui mi sono davvero divertita a farne il coro, anche perché alla fine la mia voce si moltiplica alla N 😀 😀 -, quasi un connubio tra una ballata e un passo a due che mi fa ricordare le sonorità di Forbidden Love di Madonna, alla struggente Lean on Me – credo sia il pezzo che rappresenta al meglio la musica Outpost of Progress e che ne delinei man mano il loro essere –, alla mia favorita When you lie with me – penso che in questo caso non sia assolutamente necessario aggiungere altro, basti leggere il titolo -, ad Against the Night, in cui ci possiamo immaginare fermi impietriti e ‘azzerati’ in mezzo a un crocevia caotico e opprimente di qualche megalopoli futuristica – pensandoci mi viene in mente Blade Runner -, a Closer, dove il basso distorto di Riccardo ci fa ricordare qualche accordo dell’ intoccabile Comfortably Numb. Avvicinandoci alla fine poi incontriamo Under the Radar, che secondo me ha quel sapore vintage stile Top Gun – da bomberino militare di pelle e occhiali a goccia fermi all’orizzonte -, alla street e suburban Hurry on Down e alle finalissime, complicate, dense, emotivamente intense – da movie soundtrack io credo -, Run Away, che mi ha sempre dato la sensazione di trovarmi all’interno di qualche foresta ricoperta dalla nebbia di qualche Paese nordico, e dove la voce fredda e greve di Max si lascia circondare da quella corale calda e sinuosa, e Gateway – un pezzo che è un continuo divenire, e in cui gli archi improvvisano un litigio crescente, un battibecco baroccheggiante, che nel finale mi fa ricordare il film Le regole del Caos e le corti del Re Sole.
20190316_124714Bene, a questo punto non rimane che ascoltare anche voi questa storia, di trovarci i vostri riferimenti e di trarne dei giudizi! Per farlo, potrete acquistare il cd fisico scrivendo direttamente a Riccardo e Max tramite la loro pagina facebook ufficiale Outpost of Progress, oppure sul sito ufficiale outpostofprogressmusic.com – così magari potrete richiederne uno autografato per voi -, oppure per la versione digitale basterà cercare su ITunes, o JunoDownload, o BeatPort o Spotify..
Io vi auguro Buon ascolto!! Buon divertimento!! e Buon viaggio!!
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Mercantia. Festival Internazionale del teatro di strada.

luglio 19, 2016

Quest’anno, dal 13 al 17 Luglio, la 29esima edizione di Mercantia, il Festival Internazionale del teatro di strada nel borgo boccaccesco di Certaldo Alto – Giovanni Boccaccio nasce a Certaldo nel 1313 e qui muore nel 1375 –. Personalmente sono anni che dedico almeno una sera a questo evento e sinceramente ogni volta aspetto con ansia la data di apertura! Ho conosciuto questa bellissima iniziativa grazie a una mia cara amica incontrata all’ Università, Ilenia, che abita lì.. e me ne sono innamorata immediatamente! Dalla prima volta che ci sono andata. E poi.. Il borgo è bellissimo! Storico, artistico, affascinante, curato, elegante! Pieno di ristorantini deliziosi e di altissimo livello, pieno anche di bancherelle, lanterne e lampade di terracotta. Ti permette così di spaziare e di divertirti in mille modi diversi… Ma torniamo a Mercantia:

MERCANTIA FATEartisti di strada, colori, vestiti leggeri che si muovono col vento, maschere, giocolieri, funamboli, trampolieri, fate, alieni, draghi, streghe, demoni, cartomanti, mastri artigiani, mangiafuoco, ballerini, attori, musicisti, pittori per strada, nelle piazzette, arrampicati sui muri o appesi a nastri o cerchi, dietro gli angoli, dentro i palazzi storici. Dappertutto, ovunque ti giri, ti ritrovi un personaggio diverso e ti sembra di esser stato catapultato su un altro mondo, ultraterreno, giocoso, folle e coinvolgente!.. MERCANTIA VETRAISul profilo di Facebook @Mercantia Certaldo potete trovare tante bellissime foto di ogni edizione e potete farvi un’idea di ciò che potreste trovarvi davanti agli occhi una volta arrivati sul posto. Altrimenti ci sono programmi televisivi, articoli, documentari, testi e tanto altro ancora sul web per ricevere più informazioni dettagliate.. Per quanto riguarda me, e il mio post, posso – e sinceramente voglio – descrivervi le mie sensazioni, come sempre, e posso raccontarvi cosa ho visto o cosa ho fatto nelle due ultime edizioni a cui ho partecipato; intanto vi anticipo che le foto che ho inserito in questo post sono sia mie – quelle firmate col mio nome e riguardano le due ultime edizioni -, sia prese dalla pagina facebook che vi ho appena citato.MERCANTIA

Quest’anno, in particolare, sono rimasta affascinata da uno spettacolo – alcune esibizioni hanno un numero di posti limitati, quindi vi si può partecipare solo se si è prenotato per a tempo e vengono ripetuti poche volta al giorno, quindi una volta sul posto, preso il programma della serata, è consigliabile prenotarsi -, del duo Tupa Ruja, un ragazzo e una ragazza che hanno suonato e cantato con gli strumenti degli aborigeni australiani e che mi hanno colpito tantissimo quando ci hanno, prima spiegato, e poi fatto sentire, il canto armonico – il tutto è sempre stato accompagnato dalla musica del didgeridoo, un antichissimo strumento a fiato ad ancia labiale suonato dagli uomini australiani aborigeni, in quanto le donne non possono farlo –Grazie alle navette si possono raggiungere delle postazioni più lontane dal borgo – dove ci sono gli spettacoli – e così noi … ci siamo ritrovati in mezzo a un campo di grano, sopra una collina – da cui si poteva vedere Certaldo Alta tutta illuminata e colorata -, in mezzo al niente e nel buio più totale; gli unici “compagni” di viaggio la musica, la voce della ragazza, un cielo stellato grandissimo, e il vento.

L’anno scorso invece mi avevano colpito molto le fate illuminate che camminavano sui trampoli lungo la CERTALDO ALTOvia principale tra le persone mentre lanciavano fiori ai bambini.. oppure il bellissimo Drago bianco, uno spettacolare mangiafuoco che univa la parte aerea con quella terrena – divampava le fiamme sia dalla bocca per aria, che in terra, tra i ciottoli antichi -; oppure una compagnia di artisti che ha danzato sulle pareti di un palazzo.. o delle ragazze che si muovevano per aria con solamente dei nastri o dei cerchi..e poi ancora i trampolieri e gli alieni, i mastri vetrai e l’odore di sangria.

Mercantia per una sera diventa una scelta di vita; una scelta di stile. Esce fuori l’artista che è in noi e i colori prendono il sopravvento dimostrandoci più folli e allegri in una notte di piena estate. Mercantia tira fuori la vivacità che abbiamo dentro e che troppo spesso tendiamo a nascondere. Mercantia ti fa ridere. Ti fa tornare bambino. Ti fa stare con la testa all’insù e ti fa rimanere a bocca aperta. Mercantia ti regala un’immersione in quel mondo di sogni che ospita le favole.

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SkyBlue. The Answer.

giugno 3, 2016

“Take another breath, and start believin’..there’s something strange in this life. Pat!”

Oggi tratto di musica, o meglio cercherò di descrivere una band a modo mio, basandomi sulle mie impressioni, dal momento che non potrei farlo a un livello specifico, non essendo – come ho sempre sostenuto –  un’esperta a riguardo; Ho sempre ritenuto però, che per godere della musica e per far sì che questa ci arrivi, non serve per forza un orecchio assoluto, perfetto e una conoscenza mirata… Quindi, in questo post tratterò ancora una volta della musica che io ascolto, che io vivo e lo farò come sempre, con tutta modestia e semplicità.

SkyBlue è il nome di una band che nasce alcuni anni fa a Pistoia con un progetto ambizioso e complesso: quello di fare spettacolo, di rimanere coerenti a un concept e di creare qualcosa di raro, di difficile da ritrovare. Non riesco sinceramente a parlare di loro restando ancorata a un genere musicale preciso e definito. Posso semplicemente ripetere quelli proposti nel loro profilo Facebook, ossia prog rock, experimental rock, new wave ed electronic.. però questo solo per dare un’idea generica… perché poi nella realtà, nei concerti, si può ascoltare una musica molto più che sperimentale. Si può ascoltare una musica unica nel suo genere e si può vivere un’esperienza sensoriale pressoché completa.
Mi spiego meglio descrivendoli un po’: su Facebook, come città natale hanno scritto “Moon”; a un loro concerto lo spettatore si trova davanti cinque musicisti folli, casinisti e ‘attori’ – ognuno è, per così dire, ‘particolare’ e ‘diverso’ dagli altri (ognuno, artista a modo suo, ognuno nel proprio ruolo), poi.. continuando, ci sono delle proiezioni digitali, astratte, colorate, luminose, azzardate, barocche, alle loro spalle; e ancora, un cantante che dire eclettico è dire poco!E così, alla fine, ci si ritrova ad ascoltare sette, otto, undici canzoni – di una media di circa cinque minuti l’una – senza nemmeno rendersene conto! E questo per quale motivo e come? Semplicemente perché loro sono e fanno uno spettacolo, sono e fanno Arte. Attraverso i brani vieni coinvolto e catapultato nel loro concept: lo spazio, le astronavi, gli alieni, il cosmo, l’ultraterreno. E tu sei giù dal palco sì, ma fanno in modo che te ne dimentichi, così da portarti con sé nel loro viaggio.

spaceship
A questo punto, mi piacerebbe descrivervi i “miei ragazzoni”: il cantante, Patrizio (Pat), che cambia mille abiti, personaggi, ruoli durante lo spettacolo in modo praticamente istrionico  e porta avanti, tramite i suoi mille volti e le canzoni, un percorso, una storia : un contatto alieno, poi un distaccamento dalla Terra e poi un viaggio interstellare – ecco lui incarna precisamente, per eccellenza, la figura dell’artista senza regole e punti fermi -. Il tastierista, Federico, che riesce a scrivere musica così come le persone normali – tipo me – scrivono una mail, tanta è la sua semplicità e facilità nel farlo e poi scrive i testi con una fantasia e un’eleganza imbarazzanti ed è una delle persone più complete e competenti -al livello musicale -, e complesse, profonde, intricate e difficili  – naturalmente positivamente parlando – dal punto di vista personale, che io conosca. Il chitarrista, Massimo, che arrangia, riadatta, crea dei pezzi musicali, o degli assoli – come per esempio quello della loro cover di Comfortaby Numb o di Purple Rain – in modo impeccabile.. che stile mentre sta suonando ti giri e vedi le persone accanto a te che sono a bocca aperta, quasi incapaci di capire se stanno ascoltando lui o se per un attimo sono ritornanti indietro nel tempo e si stanno godendo dal vivo i grandi della musica; e poi cambia chitarre, stacca e attacca jack, preme pedali e non so che cos’altro, dal momento che ogni volta ne aggiunge una, – a volte durante le prove fa la stessa cosa ed è così maldestro e buffo che mi fa sempre ridere tanto e di cuore – tutto nello stesso momento, che quasi fai fatica a seguirlo da quanto è veloce, e scattante.. ecco lui è un ingegnere, un musicista, un folle, un giullare, un maestro in arte marziali, un viaggiatore e tutti allo stesso tempo – e questo se lo porta dietro pure una volta salito sul palco -.Poi c’è il batterista, Lorenzo. Ecco lui è un gigante dal cuore buono.. un musicista che vuole rimanerPate ancorato, fermamente, ai classici e ai vecchi grandi della musica; poi magari gli altri del gruppo lo convincono man mano, volta volta, e lo fanno emigrare nel mondo dell’elettronica, ma come gli porgi due bacchette e gli metti a disposizione una batteria, be’ lui ritorna immediatamente al suono acustico, caldo, battente, squillante, fatto dall’uomo. Infine – ma non per importanza dal momento che lo vivo quotidianamente con amore, e anche follia forse 😉 – il bassista, Riccardo. Di lui avevo parlato precedentemente nel post che trattava degli Outpost Of Progress, ma in questa sede posso aggiungere che oltre ad essere un musicista poliedrico, apporta alla band quel tocco che rifinisce elegantemente il tutto; durante l’esibizione lo vedi che vive la musica, la segue, si muove senza rendersene conto e poi magari a un certo punto lo vedi che si volta di spalle e quando si rigira alle dita ha due funk fingers come Tony Levin e la gente sorpresa inizia prima a far foto e poi quando hanno finito il loro spettacolo lo raggiungono dietro le quinte e per esempio a lui vanno a chiedere su come le abbia fatte, come faccia a suonarci, quando ha imparato e a volte dei ragazzi se ne vanno dicendo che anche loro vorrebbero presto iniziare a imparare a suonarci; e a volte lui c’è ma fa sì che non si noti, in quanto crede fermamente che la cosa più importante sul palco sia la Band, non il singolo.

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Ora, una volta descritti questi ‘Personaggi’, che personalmente adoro ognuno per un motivo diverso, – ho trovato degli amici sin dal primo momento che li ho conosciuti, che mi rispettano e danno importanza -, posso solo aggiungere che oltre a fare bella musica – senza elencare i nomi, posso dire in generale che sono stati pluripremiati a vari concorsi, vincitori di importanti contest, finalisti di altri, hanno suonato su palchi e locali italiani prestigiosi e adesso stanno lavorando per il loro primo Album -, ciò diventerebbe ridondante e scontato, fanno sentire gli spettatori a loro agio, li sanno coinvolgere rimanendo nel loro ruolo/personaggio e sanno far cambiare idea sul proprio conto e sulle proprie capacità, a partire dai produttori, per arrivare alle persone che non hanno creduto in loro, e a coloro che sono stati portavoce di ripetuti NO.
Concludo facendo loro un augurio speciale ben preciso – che sicuramente conoscendomi per come sono fatta, già sanno e sin da subito si possono immaginare di che cosa stia parlando – e termino dicendo ai miei lettori di provare ad ascoltare i loro pezzi, in quanto non si tratta di sola musica.. con loro si possono cercare e trovare delle RISPOSTE alle proprie DOMANDE.
Se vi ho incuriosito, date una sbirciatina al loro sito www.skyblue.it, o cercateli sui principali social network!

the answer

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Quando l’ élite si chiama Outpost of Progress

marzo 24, 2016
Outpost of Progress

Dunque, premetto che io di musica non ne so un granché, e se cercando su SoundCloud mi ritrovo a leggere una dicitura stile: Outpost of Progress, Genres: Alternative/Electronica/Downtempo, be’ allora mi sento sarcasticamente a disagio.
E così, una volta aperta la pagina.. mi si spalanca un mondo e mi accorgo di quanto sia ignorante -musicalmente parlando -. Quindi, essendo per natura più curiosa di un gatto, metto su le AKG che ho fregato al mio ragazzo, premo play e ascolto. Intanto leggo la descrizione e la biografia: i due nomi che compaiono sono Riccardo Pinzuti e Max Bindi. Ora, se io non conoscessi, diciamo come le mie tasche, il primo, se non sapessi come lavora e come suona per creare questa ‘roba allucinante’ – in quanto lo vivo quotidianamente nella sua follia artistica, intendendola con tutta la bellezza possibile -, e se non conoscessi Max da tempo, direi che la musica che sto ascoltando è suonata dal caos, dalla confusione e da mani e voci impazzite.

Poi però ascolto più attentamente, chiudo gli occhi e ritrovo tutto l’ordine che vi regna. Una musica che ti fa muovere, che a volte ha gli stessi battiti del cuore, che fa tanti giri e che poi torna, perché credetemi con loro due ritorna sempre; e poi vedo colori, luci, persone che ballano, città del nord Europa che si muovono e che corrono, vedo immagini che tremano. Vedo case discografiche che si rincorrono per una pubblicazione dietro all’altra ogni volta che esce un pezzo. E poi vedo due musicisti, due artisti: Riccardo che fa musica, che la scrive, anzi no, di solito la suona improvvisamente, dal nulla, senza appuntarsela, e poi Max, che scrive e che canta, che mette in musica le sue poesie – quasi sempre già pronte prima che gli arrivi il pezzo strumentale nuovo,un po’ come se ci fosse dell’alchimia tra lui e la musica -, che rigira i versi come Marzullo con le domande, e che ti ci fa rimanere male ogni volta che scopri i testi per la bellezza e la complessità che portano in sé e che ogni volta che li ascolti sono sempre più complicati e profondi – anche perché, non a caso per il loro nome ha fatto ‘banalmente’ riferimento alla short story di Joseph Conrad -. Una meravigliosa, musicale, sublime dicotomia, di nicchia, élitaria, che si fa portar rispetto.
Che poi alla fine, invece, dietro a tutto questa struttura architettonica perfetta si trovano due persone semplici, fragili nella loro bellezza, uniche, dal cuore buono, pure.. be’ insomma due degli splendidi ‘Biancosporchi’ di cui parlai nel primo post.

25-03-2016. La track Beat The Devil trova spazio nella compilation “Massive Electronica” vol.1. E voi non potete nemmeno immaginare i prossimi lavori di che livello sono! Datemi retta: rimanete aggiornati, cercateli su Facebook, Twitter, Instagram, e poi sui siti prettamente musicali come SoundCloud, iTunes, BeatPort e tanti altri che sicuramente conoscerete più di me se siete specializzati. Credetemi, non ne rimarrete delusi! Ogni pezzo è a sé, ogni pezzo è una storia.

E per quanto riguarda me, be’ non appena finisce la prima canzone,la successiva parte automaticamente, così senza rendermene conto. Perché infondo, se ci pensiamo, non serve per forza essere degli esperti per cogliere l’essenza della musica; credo che basterebbe semplicemente fermarci un attimo, chiudere gli occhi e incominciare ad ascoltare, visto che di solito siamo abituati a “sentire”.

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The Astronaut

marzo 17, 2016
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eclettismo[e-clet-tì-smo] s.m.
3 estens. Tendenza a combinare modelli o metodi diversi in un qualsiasi campo d’attività. Es. Artista eclettico.

SkyBlue. Concerto al Conte Staccio di Roma. Un produttore importante li sta ascoltando. Una band unica nel loro genere. Per non parlare del ‘Trasformismo eclettico’ di Pat, il frontman. Uno spettacolo teatrale e musicale allo stesso tempo. Una cover prestigiosa e difficile: Comfortably Numb dei Pink Floyd. Locale pieno. Siamo alla fine. Nikon in mano..Ultima canzone.. ultime note. APPLAUSE!