LifeStyle Travel

Thailandia. Terra degli Uomini Liberi

aprile 21, 2016

Oggi, vediamo di viaggiare un po’ con la fantasia, anzi no. Viaggiamo un po’ grazie al racconto di Andrea, un mio amico di Liceo, che con sorpresa da parte di tutti, è diventato un sub ed è entrato a far parte di un mondo che io mai avrei pensato potesse appartenergli.
Un giorno mi viene in mente di proporgli di farmi raccontare del suo ultimo viaggio, in Thailandia, e che poi, se avesse voluto, avrei potuto scriverci su un piccolo articolino per il blog. Siccome ho potuto constatare che gli è rimasta ancora quella spiccata vena curiosa e vanitosa, ha accettato, tra tante battute e ‘sfottoni’ :)
“Dimmi cosa facevi nelle tue giornate tipo? Dove sei stato? Ma soprattutto, cosa hai sentito dentro di te e come ti sei sentito in un posto piuttosto lontano da casa e da solo?”
La risposta iniziale è stata testualmente: “Uhm… ok.. che ti dico?”
Poi pian piano, con sempre meno imbarazzo e più leggerezza, da solo ha iniziato a raccontarmi: L’isola dove abitavo si chiama Koh Samui, però ci si spostava a Koh Tao, e talvolta al Parco Nazionale di Ang Tong, per le immersioni, per mezzo dei catamarani. Una volta arrivati a destinazione, se le condizioni del mare erano accettabili e sicure, si partiva con la prima immersione.
Poi, pranzo a bordo con cibi Thai e successivamente, dopo un po’, si faceva la seconda immersione; queste variavano in base alle capacità del cliente: i subacquei esperti – immersioni più profonde -, i principianti e poi i così detti ‘battesimi’ – cioè al massimo 12 metri”.
A questo punto mi viene spontaneo chiedergli: “Detto questo, tu cosa provi? Cosa senti quando sei circondato da acqua e quando praticamente gli unici ‘compagni’ sono gli animali marini, barriere coralline e mille colori accesi di qualsiasi forma e natura?”
E così lui con molta semplicità, ma con un’allarmante – e a dire il vero inaspettata – eleganza mi risponde: “Beh.. io in acqua sto meglio che sulla terraferma, quindi il fatto di potersi immergere senza muta, ma in costume, con l’acqua a 30°, con la barriera corallina e nuvole di pesci tropicali era fantastico!”
.. E io, a quel punto ho risposto di getto che era riuscito con poche parole a descrivermi tutta la bellezza della sua passione ed era riuscito a farmi vedere, senza esserci mai stata, quel paradiso naturale che giorno dopo giorno solamente poche persone nel mondo stanno cercando di tutelare e salvare. A quel punto selezioniamo le foto che ha fatto durante il suo soggiorno da inserire nell’articolo, lo ringrazio e ci salutiamo – sicuramente ripasseranno mesi prima di risentirci di nuovo :) -.
Il rispetto di ciò che ci circonda quindi si fa colonna portante di tutti noi, ma soprattutto di coloro che ne sono a stretto contatto, proprio come i subacquei. Talvolta si sente parlare di coloro che spezzano, rubano, nascondono, distruggono, toccano ciò che incontrano durante le immersioni e che poi, quando escono se ne dimenticano o addirittura li portano via per tenerli come souvenir, o per mostrarli come trofei.
E allora, qui mi sorge spontaneo ribadire ciò che in passato ho scritto anche nel post “the sound of silence”:rispettiamo la natura che ci circonda! Fotografiamola, annusiamola, osserviamola e dove possibile tocchiamola, ma lasciamola lì, dove l’abbiamo trovata e soprattutto COME l’abbiamo trovata. Noi non siamo, né saremo, gli ultimi a passare di lì.. per cui se da ogni posto che visitiamo portiamo via o distruggiamo qualcosa, cosa rimarrà a coloro che ci passeranno dopo di noi? E con questo mi riallaccio al racconto di Andrea, di quando l’ultimo giorno del suo viaggio decide di andare a fare un safari.. “Non mi è piaciuto tanto.. elefanti con poco più di un metro di catena alla zampa, tigri in gabbia.. quella parte no, non mi è piaciuta per niente!”
E allora sì!…Una strada vuota, ecco cosa troveranno. Un luogo scherno, povero, indebolito, arreso all’uomo, indifeso, VUOTO.
E pensandoci, mi viene in mente – non so bene per quale motivo, o meglio un motivo c’è sempre, ma dovrei fermarmi un attimo in più a rifletterci con attenzione dopo che avrà finito di scrivere questo articolo per capire meglio il nesso – la figura degli Albatros di Baudelaire; ricordo che ne trattai proprio nella tesina della Maturità e che ne rimasi davvero profondamente colpita…
Così come in un primo momento gli albatros vengono sfruttati durante le uscite di pesca, successivamente poi -una volta sulla terra ferma -vengono derisi perché non riescono a camminare senza inciampare nelle sue ali,sono goffi e ‘buffi’.
Allo stesso modo, prima si utilizza e sfrutta la natura, e poi dopo abbiamo pure il coraggio di deriderla.

” Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait! ”

(prime tre strofe de “L’Albatros” di Charles Baudelaire, tratto da “Fleurs du mal”)

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